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Ospedale di Mesagne. 500 anni di storia sanitaria distrutta dai Barberini In evidenza

ospedale ingressoL’esigenza della comunità di Mesagne

di potersi dotare di una struttura sanitaria pubblica affonda le sue origini in tempi remoti. Le prime testimonianze documentarie risalgono intorno agli anni 1548-1550, quasi cinquecento anni di storia. Quando per volere del vescovo Lucantonio Resta si costituì la fondazione con lo scopo di ospitare e alleviare le sofferenze delle classi meno abbienti e fare fronte alle continue epidemie che imperversavano a seguito delle malsane condizioni di vita. L’ospedale prima fu ospitato in alcuni locali di piazza Criscuolo e dal 1867 nell’attuale sede dell’ex convento dei frati Francescani Riformati. Quasi cinquecento anni di storia attraversata da guerre e carestie eppure mai l’ospedale era stato chiuso. Almeno fino al 2017 quando la ristrutturazione del Piano ospedaliero ne ha sancita la chiusura. “Dal 1° settembre 2017, nonostante il numero delle residenti sia aumentato in maniera esponenziale, nonostante gli studi epidemiologici condotti sul territorio che ne tracciano delle criticità preoccupanti, nonostante le attuali strutture ospedaliere presenti sul territorio dimostrino carenze fondamentali per un’assistenza sanitaria “seria”, si vedano le cronache di questi giorni sulle criticità rilevate nel reparto geriatrico del Perrino, dei continui problemi manifestati al pronto soccorso dello stesso nosocomio, nonostante tutto questo è stato deciso che l’ospedale di Mesagne chiude”, ha spiegato Mario Vinci, presidente dell’Istituto culturale Storia e territorio di Mesagne che ha tenuto a precisare “che si tratta di una pagina ingloriosa del nostro territorio che passa alla storia”. Per lo storico sono poco rassicuranti le disquisizioni dei politici circa la “trasformazione in poliambulatori e non chiusura dell’ospedale”. Ed ha aggiunto: “Come può questa soluzione assolvere a quelli che erano i compiti di un ospedale con tutti i suoi reparti e con la presenza di un pronto soccorso per le prime necessità”. Quindi il presidente Vinci ha invitato a una riflessione: “Qualcuno dei nostri amministratori e politici vari che ritengono di conoscere tutti i problemi con umiltà dovrebbero riflettere sullo stato della nostra sanità perché la salute pubblica è un bene primario e come tale va tutelato”. Infine, “Mi si consenta una frase per chiudere queste riflessioni: Quello che non hanno distrutto i barbari lo stanno distruggendo i Barberini. E’ un adagio sempre di moda e adattabile all'attuale società”.  

Ultima modifica ilLunedì, 04 Settembre 2017 09:01
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