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Mesagne. Dì loro che li precedo in Galilea, là mi vedranno. Rivedremo Stefano. Rivedremo Maria Rita

landolfa stefanolandolfa maria rita-Sulla morte del giovane Stefano Landolfa, deceduto

a seguito di un incidente stradale, è intervenuto don Luigi Maria Epicoco, amico di famiglia, parroco e cappellano dell’università de L’Aquila. “Come cristiani – ha esordito il sacerdote - possiamo solo comportarci come le donne del vangelo di Pasqua. Possiamo portare strette nelle nostre mani solo profumi e unguenti per ungere un corpo morto. Ogni nostra parola se non suona come una bestemmia, può solo fare ciò che fa la mirra, profumare un morto ma non certo riportarlo in vita, restituirlo a chi lo ama”. Per questo davanti a certe tragedie, ha aggiunto, “è giusto non parlare molto, non dissacrare il dolore lancinante che deve provare ad esempio una madre nel perdere per la seconda volta un figlio. O il dolore di una giovane moglie e del suo bambino. E poi il padre, i fratelli, gli amici”. E ancora: “Solo Dio può incassare la rabbia per un “perché” che rimane non risposto, non evaso, non compiuto. Si ha persino il diritto di dire che non si crede più in lui. Ma questo non farà indietreggiare di un solo passo Gesù Cristo che fino a poche ore fa lo abbiamo contemplato ferito, piagato, inchiodato su una croce, e poi morto e chiuso in un sepolcro”. Si chiuderà anche su Stefano la pietra di un sepolcro. “E noi tutti con il broncio della delusione e l’amaro in bocca per una tragedia del genere tenteremo di ritornarcene alla nostra vita. Forse noi ci riusciremo con il tempo, ma per qualcuno non sarà facile, non sarà possibile. Niente può essere come prima davanti a cose così. E' sempre Gesù Cristo che ci apre uno spiraglio. La stessa pietra che è rotolata davanti alla vita di Stefano, è la pietra che ha sigillato il Suo sepolcro”. Secondo don Luigi la fede cristiana non ci spiega “perché”, ma ci ricorda il nostro destino. “La nostra fine non è morire ma vivere. Siamo chiamati a un destino di vita eterna, e Stefano non lo abbiamo perduto dietro di noi, ma ci precede, esattamente come il vangelo dice di Gesù: “dì loro che li precedo in Galilea, là mi vedranno”. Rivedremo Stefano. Rivedremo Maria Rita”. Ora è tempo del silenzio, di mettersi in cammino verso il sepolcro, ricordando come finirà davvero la storia. “È il Vangelo che lo ricorda: “Non cercate tra i morti colui che è vivo”. Gesù è Risorto. Risorgerà anche Stefano. Sapere questo non toglie nemmeno un grammo di sofferenza, ma non permette che la giusta sofferenza per una morte così, diventi disperazione e rabbia. Ci è lecito soffrire. È vietato però trasformare chi abbiamo amato nel motivo della nostra disperazione. Chi ha fede preghi per questo”.  

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