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Mesagne, i giovani in preghiera
Si è svolta il 27 febbraio a Mesagne, partendo dalla splendida cornice di Piazza Orsini del Balzo, la Peregrinatio Crucis vicariale per i giovani. Un momento intenso di preghiera e cammino, ma anche di ascolto, presieduto
dal nostro Arcivescovo Giovanni.
La serata è stata divisa in due parti. Nella prima parte si è vissuto un momento di pellegrinaggio nei luoghi
“bui” del centro storico, non solo per esprimere fede, ma per lasciare un segno concreto nei luoghi quotidiani
dei ragazzi. Durante le tre soste che sono state effettuate sono stati consegnati ai luoghi dei messaggi di
speranza e dei vasetti “illuminanti” per portare luce e speranza nel buio. Il percorso ha toccato anche aree
simboliche per i più giovani, spazi di aggregazione dove, come evidenziato dagli organizzatori, emergono
spesso fragilità, solitudini e perfino segnali di sofferenza sociale. Tali realtà, presenti nel tessuto urbano e
giovanile, costituiscono una ferita che la comunità ha voluto riconoscere pubblicamente e accompagnare con
vicinanza e attenzione, ricordandoci che nessuno di noi cammina mai nel buio da solo.
Tra i momenti forti e toccanti della prima parte ci sono state due testimonianze: Alessandro, giovane della
comunità terapeutica Emanuel di Oria, che ha raccontato come sia iniziato tutto il suo percorso di
smarrimento prima e di ritrovo di sé stesso successivamente. Forte e toccante la sua testimonianza
nell’ammettere che tutto è iniziato per solitudine e altrettanto forte la sua scelta di rivolgersi alla comunità
Emmanuel che lui stesso ha definito famiglia.
La seconda testimonianza è stata affidata al commissario di Polizia il dottor Giuseppe Massaro, che ha
spronato tutti i giovani a riprendersi e ad occupare fisicamente e legalmente quelle che sono e che erano le
piazze dell’illegalità. Ha inoltre sottolineato come la presenza e la voglia dei cittadini possano davvero
cambiare tutto.
Terminate le testimonianze il pellegrinaggio è proseguito sino alla Chiesa Madre dove si è svolto il momento
di Adorazione della Croce.
I ragazzi hanno potuto scrivere su un bigliettino, nella libertà più totale, una “croce” che li attanaglia e deporlo
ai piedi della croce.
Al termine del momento di Adorazione l’intervento dell’arcivescovo che ha ricordato ai giovani che chiedere
aiuto non è segno di debolezza ma di coraggio.
Terminato l’intervento dell’arcivescovo i ragazzi hanno pescato un biglietto di quelli che loro stessi avevano
lasciato nel cesto, non per giudicare o commentare un problema, ma per custodirlo e condividere una croce
con qualcuno, perché a volte parlarne con qualcuno è difficile e scriverlo ti aiuta a condividerlo.
“è stato un momento di profonda riflessione e soprattutto condivisione. Le testimonianze segni tangibili dei
disagi che ci circondano. La condivisione delle nostre croci mi ha profondamente colpito, il biglietto che ho
preso è un grido di aiuto”. Così si esprimeva una partecipante.
Per noi ragazzi questa serata è stato un invito forte:
• non abbiate paura di chiedere aiuto;
• non pensate di essere invisibili o insignificanti;
• non credete che un fallimento sia la fine della vostra storia.
La fede non è magia, ma è fidarsi che, anche nei momenti più bui, non siamo soli. E a volte il miracolo più
grande è proprio questo: scoprire che Qualcuno ci prende per mano e ci dice ancora: “Alzati”.
NON SIAMO SOLI, C’È SEMPRE UNA MANO CHE CI RIALZA.
La consulta vicariale di Pastorale Giovanile
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