Centro Marco Cavallo - sospensione attività e proclamazione assemblea permanente

Febbraio 04, 2026 567

Il prossimo 7 febbraio il Centro diurno “Marco Cavallo” di Latiano cesserà l’attività sanitaria rivolta a persone con problemi psichici. Una decisione sofferta, maturata non per scelta, ma come conseguenza diretta del venir meno delle risorse economiche necessarie a garantire la continuità del servizio. Alla base della sospensione vi è infatti il dietrofront della Regione Puglia nell’erogazione dei finanziamenti aggiuntivi più volte annunciati e mai concretamente resi disponibili. Ad annunciare la sospensione delle attività è stato il dottor Carlo Minervini, a nome dell’intero direttivo dell’Associazione 180amici Puglia, che da anni gestisce il Centro. «L’Associazione – ha spiegato – si vede costretta, con sofferenza e grande dispiacere, a sospendere le attività al 7 febbraio, denunciando le gravi ripercussioni sulla salute mentale dei lavoratori e dei tanti frequentatori del Centro Marco Cavallo e dei loro familiari, già logorati da troppi mesi di precarietà e da proroghe con finanziamenti assolutamente insufficienti, attualmente di 250mila euro contro i 471mila euro della manifestazione d’interesse, per proseguire un’esperienza innovativa ed emancipatoria per le persone con disagio psichico, fiore all’occhiello della nostra Regione». Il Centro Marco Cavallo rappresenta da anni un modello avanzato di presa in carico delle persone con disagio psichico, basato sull’inclusione sociale e lavorativa. Un’esperienza che ha resistito nel tempo nonostante una condizione economica sempre più fragile. A maggio 2025, l’assessore regionale alla Sanità Raffaele Piemontese aveva comunicato l’accordo raggiunto tra l’Associazione 180amici Puglia, la Direzione Generale dell’ASL di Brindisi, la CGIL e i funzionari regionali per il rinnovo della convenzione, sulla base di un nuovo progetto del Centro diurno cogestito. Lo stesso assessore aveva definito quel progetto un nuovo modello di trattamento, «il primo in Puglia ad avviare la presa in carico dei pazienti attraverso la modalità del Budget di Salute», valorizzando anche il ruolo dei soci “esperti per esperienza”, persone che, dopo aver affrontato la sofferenza psichica, avevano raggiunto l’emancipazione acquisendo competenze di supporto e lavorative all’interno del Centro. Il finanziamento avrebbe dovuto attingere sia al fondo sanitario regionale sia ai fondi europei PNES per la salute, con concreta attuazione entro il 30 giugno 2025.

Nulla di tutto questo, però, si è realizzato. «Sono passati altri faticosi mesi di attesa e resistenza – ha precisato Minervini – durante i quali l’Associazione 180amici Puglia ha comunque tenuto attivo il Centro Marco Cavallo, assicurando faticosamente un sufficiente livello di qualità, nonostante fondi inadeguati da anni». Una situazione diventata insostenibile quando, nel corso di un’audizione regionale del 17 settembre 2025, è stato comunicato che l’accordo non poteva più essere rispettato e che il progetto sarebbe stato oggetto di un rilevante definanziamento. Nel frattempo, l’ASL di Brindisi ha avviato e concluso una manifestazione di interesse per la gestione del progetto Marco Cavallo, assegnandolo proprio all’Associazione 180amici Puglia, ma senza garantire le risorse economiche adeguate. Da qui la richiesta dell’ASL di continuare l’attività tramite ulteriori proroghe della vecchia convenzione del 2011, con fondi ormai del tutto insufficienti. Le conseguenze sono state pesanti: dai 30 soci lavoratori iniziali si è scesi a 18, con un carico crescente su chi è rimasto e una progressiva riduzione delle attività. Nonostante tutto, l’Associazione ha continuato a garantire un servizio di qualità all’utenza, seppur ridotto nella quantità. Uno sforzo che, però, ha prodotto un disavanzo economico ormai non più sostenibile. «Abbiamo accumulato un deficit a cui non possiamo più far fronte – ha sottolineato Minervini – e per questo abbiamo chiesto all’ASL un modesto aumento, in attesa che venga finalmente onorata la manifestazione di interesse». La sospensione delle attività sanitarie non segna tuttavia un passo indietro sul piano della mobilitazione. «L’Associazione non abbandonerà il campo – ha concluso Minervini – resterà presente presso la sede attraverso l’assemblea permanente e metterà in campo iniziative di mobilitazione». Una scelta che punta a difendere non solo un presidio sanitario, ma un’esperienza di inclusione e dignità che rischia di essere travolta dalla precarietà economica e dalle promesse mancate delle istituzioni.

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