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Altro che casa-scuola è urgente avviare una campagna di educazione all’uso della Rete In evidenza

capodieci antonioImpazza in questi giorni la polemica sull’uscita scuola dei ragazzi delle scuole media.

La legge dice che i ragazzi non sono “autonomi”, ossia pienamente capaci di intendere e volere prima di aver compiuto i 14 anni. A seguito di una sentenza che riteneva una scuola responsabile di un incidente accaduto ad un ragazzo dopo l’uscita da scuola, il Ministro Fedeli ha prontamente tuonato: “dovete venire a prendere i ragazzi da scuola, l’autonomia, i ragazzi, l’acquisiranno nel pomeriggio”. Come se nel pomeriggio i ragazzi avessero, di colpo, completa capacità di intendere e volere che non hanno per uscire da scuola e tornare a casa da soli. Sembra una delle tante soluzioni della burocrazia italiana tesa esclusivamente a scaricare una responsabilità e non a risolvere un problema. Se i ragazzi non possono tornare a casa da soli il ministero potrebbe organizzare un servizio di scuolabus ad esempio!!! Tuttavia ciò che mi ha colpito è il fatto che di colpo il Ministro si preoccupi dei pericoli in cui i nostri ragazzi possono incorrere nel tragitto scuola-casa e invece non si preoccupa dei pericoli che i ragazzi corrono attraverso l’uso incontrollato degli smartphone e di internet. Tutti noi siamo stati educati ad andare in giro per strada, la rete sociale che ci circonda, genitori, nonni zii, vicini, etc etc, ci ha spiegato che si attraversa la strada sulle strisce pedonali, e che non "dovevamo accettare caramelle dagli sconosciuti". Man mano che siamo cresciuti, e con noi la nostra sicurezza, abbiamo ampliato la nostra autonomia dall’andare a comprare il pane sotto casa fino ad andare a scuola da soli, giusto per fare un esempio. Queste conoscenze sono state tramandate di generazione in generazione e si accumulano e si adattano all’ambiente che ci circonda. Cosa succede invece con Internet e i vari servizi Web? I ragazzi sono lasciati soli in internet, che può essere definita una strada virtuale e che pertanto può contenere qualsiasi cosa, e non c’è nessuno gli spiega come comportarsi, non c’è nessuna rete sociale che li tutela. Nessuno gli dice quali siti e quali servizi usare e per quanto tempo. E questo succede per diversi motivi. Innanzitutto il rapporto è esclusivo tra utente e dispositivo e quindi è difficilissimo controllare cosa succede. Inoltre neanche i genitori, gli insegnanti etc. etc. sanno come bene come comportarsi. Abbiamo accettato questi strumenti nella nostra vista in maniera passiva, senza nessuna capacità critica e senza opporvi alcuna barriera o filtro. Gente che chatta a qualsiasi ora del giorno e della notte e in qualsiasi momento. Ci sogneremo mai di telefonare a casa di un amico a mezzanotte? No! E perché mai è accettabile chattare allo stesso orario, o anche più tardi? I problemi ci sono e non li possiamo sottovalutare, si vedano gli eclatanti casi di cyber bullismo dei mesi scorsi e le drammatiche percentuali di dipendenza da internet tra i ragazzi. Ma non ci possiamo meravigliare analoghi problemi ci sarebbero anche se noi permettessimo ai nostri figli di uscire di casa a qualsiasi ora senza alcuna indicazione e guida. Ma questa guida neanche i genitori, e/o insegnanti, possono darla perché neanche loro la conoscono. Allora il Ministro Fedeli, più che preoccuparsi del tragitto scuola-casa, farebbe bene ad avviare una massiccia campagna di educazione ad un corretto uso della Rete rivolto agli alunni, agli insegnanti e non ultimi ai genitori.  

Ultima modifica ilLunedì, 30 Ottobre 2017 08:11
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