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Intervista al presidente dell'Assoenologi italiani e mondiale, Riccardo Cotarella

cotarella riccardoIl presidente dell'Assoenologi italiani e mondiale, Riccardo Cotarella, guru dell'enologia, è uno dei più conosciuti e stimati enologi d’Italia. La sua consulenza è richiesta da numerose aziende, in Italia come all’estero, grazie alla sua conoscenza dei territori e alla sua capacità di interpretarli creando vini di grande pregio ed eleganza.

Nel febbraio 2011 ha ricevuto, dall’Università della Tuscia di Viterbo, la Laurea honoris causa in Agraria per “il suo contributo al progresso tecnico e scientifico nei settori della viticoltura e dell’enologia”. “Noi enologi siamo dei tecnici e come tali dobbiamo riportare ciò che vediamo. Quest’anno senza l’apporto professionale dell’enologo non avremmo avuto i risultati che ci aspettavamo. E questo non è uno spot”, ha esordito con queste parole il dottor Cotarella per illustrare la vendemmia appena conclusa in Puglia.

Dottore Cotarella in molti definiscono la vendemmia appena conclusa a 5 stelle.
“Sicuramente non è stata un’annata a 5 stelle. Noi enologi abbiamo il dovere di rappresentare la realtà dei fatti. Anzi speriamo che non venga un’altra annata come questa. Parlo, naturalmente, sotto l’aspetto quantitativo. Il centro sud è stato flagellato da eventi atmosferici unici. Una gelata che, in alcuni casi, ha ridotto la produzione anche del 50 per cento. Ha portato via i migliori germogli. Poi abbiamo avuto temperature e siccità che nessuno ricorda negli anni passati. Basterebbe questo per essere ragionevoli e dire vediamo veramente come è andata. La Francia, ad esempio, ha chiesto la calamità della qualità. Noi abbiamo la stessa situazione della Francia. Allora per me è impossibile definire l’annata 2017 a 5 stelle. Abbiamo punte di eccellente qualità e punte in sofferenza. Tutto è dipeso dal clima”.

I cambiamenti climatici, quindi, incidono in modo sempre più determinante sul settore agricolo e vitivinicolo in particolare.
“Nel bene e nel male l’80 per cento del calo deve essere addebitato al clima e il resto all’uomo. Dio ci salvi da un’altra stagione come questa. Sono certo che coloro che hanno ottenuto un prodotto eccezionale si augurano di non avere più un’annata come questa. E’ andata meglio a chi ha lavorato bene i terreni, dove in vigna c’è un enologo che sa approcciarsi, chi ha irrigato, dove si sono avuti i pochi temporali estivi, chi ha terreni argillosi si produrranno degli ottimi vini. Dove non ci sono state queste condizioni ci sono vini in sofferenza”.

Quale vitigno autoctono l'ha soddisfatta maggiormente durante le fasi della trasformazione in vino.
“In genere sono andati bene i vitigni tardivi, grazie a una timida pioggia che ha fatto recuperare la qualità, come il San Giovese, l’Aleatico, il Negramaro, il Montepulciano, in genere i vitigni a maturazione tardiva”.

Ultima modifica ilLunedì, 09 Ottobre 2017 13:49
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