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Mesagne. La bellezza di una Chiesa 3.0

chiesa giovanni paolo IIE’ stata inaugurata a Mesagne la nuova chiesa dedicata

a San Giovanni Paolo II. La benedizione è stata impartita da monsignor Domenico Caliandro, arcivescovo di Brindisi-Ostuni, in una celebrazione intrisa di emozione. La chiesa fa parte della parrocchia di Sant’Antonio. La nuova chiesa è stata progettata dall’architetto mesagnese, Massimo Tamburrano, mentre le opere al suo interno sono di un altro mesagnese: l’artista Adriano Radeglia. Il finanziamento per la costruzione del nuovo tempio cristiano è stato concesso dalla Cei. Particolarmente soddisfatto del lavoro artistico il maestro Adriano Radeglia. “Quando ricevi una proposta per progettare le opere artistiche principali per una nuova chiesa – ha spiegato Radeglia - si rimane un po’ instabili su due piedi. Pensieri e dubbi si alternano nella mente e ti domandi se sei in grado di affrontare tale compito. Ė una responsabilità emotiva grande perché si ha la consapevolezza che le tue opere saranno il mezzo e il luogo in cui si riceveranno i segni della grazia più divina, i sacramenti che donano all’uomo la cristianità”. Da qui la volontà di Radeglia non concepire le opere artistiche come semplici arredi o ornamenti da realizzare per la chiesa di San Giovanni Paolo II. “Come in ogni opera realizzata nel mio percorso artistico – ha aggiunto - fatto di pittura, scultura, ceramica, allestimenti e scenografie, tutto parte da un concetto, una lettura personale, il senso dell’opera stessa e l’emozione che essa deve suscitare anche attraverso l’armonia tra forma e colore; e ancor più in queste opere sacre dove si aggiunge il rispetto della rappresentazione liturgica e la volontà di raccontare e coinvolgere, troviamo i segni della presenza di Gesù Cristo che rimandano al divino come al terreno”. La scelta delle materie usate dall’artista è legata fortemente alla terra, la pietra calcarea, il legno di ulivo e la ceramica, che è essa stessa terra, sono in relazione e in armonioso equilibrio con l’essenza di ogni singola opera insieme a l’elemento acqua e alla percezione della luce. Partendo dall’abside una parete in pietra calcarea accoglie il presbiterio e diventa scenario per l’altare maggiore, un unico masso che si eleva da terra la dove ė avvolto dalla luce come presenza di Cristo. In relazione con il luogo della consacrazione eucaristica vi è l’ambone, la pietra sepolcrale e la luce come guida, come parola; Un posto di rilievo è dedicato al battistero, il luogo in cui è collocato il fonte battesimale. Opera molto espressiva questa, dove su di una pietra vi è adagiato un drappo bianco a simboleggiare la purezza dell’acqua che fluisce per i rinati e viene raccolta da un “grembo”, una vasca posata su legno di ulivo, dove la base acuminosa simboleggia la perdita del peccato. “La meditazione, l’essenza e l’essenzialitá, la suggestione e la spiritualità del sacro, la ricerca del classico nel contemporaneo, il ricordo, il racconto. Questo ho voluto enunciare”, ha concluso Adriano Radeglia.  

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